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Riferimenti storici:
Alcuni ritengono che il pigato derivi da antichi
vitigni portati dai Greci nelle colonie del Mediterraneo;
altri autori pongono l’accento sulle strette
relazioni genetiche con il vermentino, propendendo
per la derivazione da un ceppo varietale comune.
Pare infatti che in origine il vero nome del pigato
fosse ‘vermentino pigato’, a indicare
che si trattava appunto di una particolare varietà
di vermentino, che presentava sui grappoli un
puntino color ruggine (una ‘piga’),
che lo differenziava dal vitigno originale.
Zona di produzione:
La maggior parte delle zone coltivate è
nell’albenganese; esistono poi pochi vigneti
specializzati nella zona intemelia, nell’imperiese
e nel dianese, ma soprattutto nella media valle
Arroscia.
Caratteristiche
organolettiche: Colore giallo
paglierino, più o meno carico; odore intenso,
caratteristico, leggermente aromatico; sapore
asciutto, lievemente amarognolo e mandorlato.
Requisiti necessari
per la denominazione Doc: Secondo
il Disciplinare di produzione Doc, la quantità
di uve pigato non deve essere inferiore al 95%.
Abbinamenti principali:
Antipasti caldi e freddi, pasta e risotti marinari,
frutti di mare e pesci al forno, formaggi freschi
e poco stagionati. Tra i piatti locali si consiglia
l’accostamento con le verdure ripiene e
le torte di verdura tipiche liguri, i primi conditi
con il pesto e i piatti di pesce più saporiti
e/o serviti con salse o aromi dal gusto deciso.
Viene servito fresco, alla temperatura di 8°-10°
C.
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